DR. FABIO CLAUDIO FASULO
Specialista in MicroChirurgia e Chirurgo estetico
Racconti
Storia di un trapianto di fegato
un elicottero vola nel cielo. compare, scompare, ricompare tra le case più alte della città, si torce, s'impenna, prosegue. centinaia di nasi si levano. qualcuno curioso, qualcuno festoso, qualcuno frettolosamente impreca contro i soliti vip e che la smettessero di dar fastidio alla povera gente che lavora. poi prosegue. poco distante, in un gran piazzale, la libellula trova il suo fiore e vi si posa. a bordo un fegato, due piloti, tre chirurghi. ma andiamo con ordine.

ieri sera, trecento chilometri più in la, mariolino infila il giubbotto di jeans, scende le scale, apre il box, inforca il motorino. vasco ora grida alle sue orecchie quindicenni una vita spericolata, piena di guai, una vita alla steve mcqueen. forte. parte. vai piano mario, vai piano implora il suo angelo custode anch'egli in sella e con le ali già ferite dalle continue esibizioni del centauro. ora. la tragedia. le prime voci concitate. le sirene nevrotiche. la corsa contro il tempo. i lunghi viali alberati testimoni. le scintillanti vetrine con i manichini in lacrime (povero mariolino!), il sorriso perpetuo, la testa vuota e la gente che li ammira. ospedale. medici. vigili. medici. genitori. parenti. medici. solo medici.

il cuore di mariolino batte ancora. i polmoni, sebbene aiutati dall'autorespiratore, svolgono ancora la loro funzione. eppure... fuori il sole splende. che bellissima giornata dice la gente. la città vive. la strada ha già dimenticato ed anche i frettolosi marciapiedi. eppure... i pennini dell'elettroencefalografo, monotoni nella loro corsa sul rullo, proseguono rettilinei e rettilinei determinano tante linee rette, inespressive, vuoto pentagramma del silenzio. e così come parallele corrono le righe sul nastro, parallele scorrono le immagini della vita di mariolino nella mente dei suoi cari. e parallele iniziano le attività di quei medici che, avvisati dell'impossibilità di salvare mariolino, decidono di salvarne almeno un pezzettino, tutto quello che si può, per poterlo donare. per strapparlo alla morte già in atto.

e sempre in tema di vite parallele, corre un'altra storia cominciata tanto tempo prima. vent'anni prima. antonio scolaro diventa giallo ed al tempo stesso eroe della classe per aver costretto i grandi a chiudere l'aula per due giorni, tale era il tempo richiesto dalla disinfezione del locale nei casi di epatite virale, e tale era appunto la vacanza che antonio aveva regalato ai suoi compagni. anche per questo, alcuni mesi dopo, gli fu tributato un rientro in classe degno di un re, con festeggiamenti, torte, marionette e fuochi artificiali. almeno così se lo ricordava antonio nella sua fervida fantasia. fantasia che gli era servita a rendere meno bui i giorni della malattia e dell'isolamento. passano gli anni. antonio grande. dopo la solita partita scapoli contro ammogliati (7 pari), antonio è insaponato sotto la doccia di una fatiscente baracca che funge da spogliatoio. si massaggia il quadrante addominale superiore destro e…che cavolo…scopre un rigonfiamento duro là dove le sue scarse cognizioni anatomiche gli suggerivano comunque esserci il fegato. ehi, il rigonfiamento pulsa, anzi no ...batte come qualcuno che stia bussando ad intervalli irregolari. per dio che... aah! un dolore acuto, trafittivo. aah aaah! si accascia. la doccia prosegue. aaah! una pugnalata. il bussare si fa impaziente. la pelle al disopra si tende. impallidisce. aaah! non è possibile. si squarcia. aaaah! un becco mostruoso fuoriesce dal suo addome. come da un guscio. segue la testa ricoperta di piccole piume, nere, bagnate. appiccicose. per dio. ecco, ora libera le ali. gli artigli, affondano nel sottocute. la doccia prosegue più calda. il sapone. la schiuma. i piccoli occhi circospetti e rapaci. saltella libero e potente sul corpo di antonio. gesù. spicca il volo in verticale, urta il grande cassone dell'acqua calda, poi perfora la copertura di cartone e spezza le assi marce del tetto. gran dio. vola. sotto di lui la lotta perenne tra la vita e la morte, le rotative dei giornali, i cartoni del latte, le visite mediche, le sedie a sdraio, il primo bacio, i vecchi ai giardini, l'uomo sulla luna, la maestra, il venditore di palloncini colorati, gli occhi del nonno, il vento ed il mare grigio, un concerto romantico, l'urlo dello stadio, la torta del sesto compleanno. e poi ancora fiori, frutta, pascoli altissimi e verdi, foglie autunnali nei parchi delle grandi città, pappagallini, pesci rossi, opere liriche, libri di testo, cartelle, cioccolata, biciclette, sorrisi. poco più in là un calendario perde i suoi fogli ad uno ad uno con ritmo serrato, tragico e nostalgico. in un cielo crepuscolare ed inquieto, il grande uccello nero vola. sotto, la terra dei campi profumati ed umidi trema per lievi scosse, facendo vacillare anche il mare delle nostre stupide certezze, spettatori impauriti dalle speranze ancora inespresse.

questo è quanto passa nella mente soporosa di antonio allorchè il telefono del reparto squilla. un fegato idoneo al trapianto è stato reperito. è quello di mariolino. questo lo sappiamo solo noi, non antonio. bisognerà andarlo a prendere con i dovuti modi e portarlo qui. nell'aria l'odore del disinfettante. incute un misto di timore, rispetto, nausea, ricordi d'infanzia, consapevolezza del presente, voglia di fuggire, nostalgia del futuro. il tepore del letto è materno. il cuscino ed il materasso uterino ti custodiscono. hai l'impressione che, come un feto, un giorno ormai prossimo verrai espulso da quelle coperte per una nuova vita. intanto attendi. è duro aspettare di nascere una seconda volta. poi, al di là del muro, gli occhi dei sanitari s'incontrano, ammiccano soddisfatti preoccupati premurosi attivi consapevoli responsabili. pronti. umili. la sala operatoria è pronta. antonio vi è introdotto. sente il cuore che batte, per la prima volta i polmoni che respirano, lo sguardo dei medici e delle infermiere, il soffitto abbagliante giunglesco ignoto severo, monitors, circuiti, respiratori. avrebbe tutto da dire eppure risponde solo si no grazie. in un trance di sensazioni. dorme. si era immaginato mille volte questa scena, ma al dunque si era scoperto timido ed impreparato. lo sapevo ma... direbbe se potesse. dorme.

come primo tempo bisognerà asportare totalmente il fegato malato, sezionandone i legamenti il coledoco e le connessioni vascolari: vena porta, arteria epatica, vena cava inferiore nel tratto sovraepatico e sottoepatico. c'è bisogno della circolazione extra corporea veno-venosa che permette al sangue proveniente dall'intestino e dal distretto inferiore del corpo, compresi i reni, di saltare il blocco operato a livello epatico e di rientrare nella circolazione venosa del distretto superiore per giungere al cuore ed essere nuovamente pompato via. c'è bisogno di sangue. eccolo. sono solo sei lettere e.c.c.o.l.o ma ti fanno capire che per venirne fuori, per venire fuori da uno degli interventi più complessi, non hai solo bisogno dell'opera dell'uomo, ma anche del suo stesso fluido, comune denominatore di tutti, intenso rappresentante della nostra essenza più intima e personale. è stato donato. pallida ma significativa imitazione di Dio che dà la linfa vitale, priva di qualsiasi presunzione, è atto scevro dal desiderio di possesso. continuiamo.

"passafili" chiede l'operatore. il clima è attento. le mani di tutti, in un intreccio apparente, danzano utilmente condotte dall'esperienza e con magico sincronismo si aiutano. giunge il fegato nuovo (quello trasportato fin qui dall'elicottero). appoggiato in un catino pieno di ghiaccio sterile tritato, si perfeziona la sua preparazione all'innesto. portato al tavolo operatorio viene posto all'interno di antonio, nella sua sede naturale, indi si ricongiungono i grandi vasi venosi. a questo punto si tolgono le pinze che avevano escluso il fegato dalla circolazione sistemica e si assiste alla rivascolarizzazione dell'organo. da color sabbia, pian piano il sangue entrandovi, il fegato torna alla vita ed al suo colore naturale, attraverso un caleidoscopico gioco di sfumature. c'è soddisfazione. la strada è ancora lunga ma siamo a buon punto. che tu abbia pregato sotto la mascherina, o detto le parolacce o tutt'e due, ora ti sfugge un sorriso. una speranza.